Mercoledì 30 Ottobre 2019

L’outplacement visto con gli occhi di tre generazioni

Conférence Humanys_hermes.jpg

In che modo le procedure di outplacement si sono evolute nel corso del tempo, e quali saranno le pratiche di domani? Sono queste le domande a cui hanno risposto tre generazioni di professionisti di Interiman Group durante una conferenza coinvolgente, organizzata nell’ambito del Salon RH Suisse di Ginevra. In essa è stata ribadita l’importanza degli strumenti digitali che, se ben utilizzati, rappresentano degli alleati preziosi, e dell’empatia e della gentilezza, che restano virtù fondamentali. Reportage.

Quel giorno c’era parecchia folla, al Palexpo di Ginevra. Appuntamento annuale degli specialisti della Svizzera romanda, il Salon RH Suisse ha saputo ritagliarsi un suo pubblico. Anche le conferenze programmate durante i due giorni hanno suscitato interesse ed entusiasmo. A dirne il successo, la velocità con cui si riempivano le sedie del Forum 1, mentre sul palco fervevano i vari preparativi. I relatori del giorno? Stéphane Gigon, Direttore generale di Humanys Solutions, Edouard Comment, Senior consultant partner delle risorse umane, e Nicolas Nervi, Direttore marketing di Interiman Group. Portando ciascuno la voce di una differente generazione, hanno tutti insieme raccontato l’outplacement attraverso le epoche. Come lasciava però intendere il sottotitolo del loro intervento, “Avere successo nella propria transizione di carriera”, il discorso non si è confinato al piano storico, ricordando come il primo obiettivo dell’outplacement sia quello di accompagnare chi è stato licenziato. Come spesso accade, questa “rottura” comporta una perdita di entrate, di identità e di fiducia, da cui l’importanza di un ascolto attento e bendisposto. “Ci siamo passati tutti, e questa esperienza personale ci consente non solo di comprendere chi è in fase di riorientamento, ma anche di aiutarlo a ritrovare un po’ di autostima”, ha sottolineato Stéphane Gigon durante la premessa.

Un sentimento di vergogna

Non appena la conferenza ha avuto inizio, ha da subito convinto per la sua impostazione. Chiamato per l’occasione, Thomas Deburggraeve, Direttore di TACK TMI International (Svizzera), ha svolto il ruolo di “maestro di cerimonie”. Con le sue domande, è stato lui a scandire il dibattito, articolato su quattro fronti (infrastrutture, psicologia, strumenti, mestiere), mentre dava la parola in modo equanime ai tre relatori, tra i quali c’era un’evidente complicità. Per quanto Edouard Comment incarni il passato, Stéphane Gigon il presente e Nicolas Nervi il futuro, tutti presentano un comune denominatore: per loro, la maggiore preoccupazione è quella di fornire a chi ha perso il proprio impiego gli strumenti per ricominciare.

Resta tuttavia la questione di come le pratiche si siano evolute nel corso degli anni. Thomas Deburggraeve si è rivolto a Edouard Comment che, con i suoi 40 anni e più di esperienza alle spalle come formatore, Direttore delle risorse umane e manager di società come Migros Genève, Givaudan o Union Bancaire Privée, è senza dubbio un’osservatore privilegiato. Gli esordi dell’outplacement? “L’ho scoperto negli anni ‘90, quando è sbarcato dagli Stati Uniti. All’epoca, era una sorta di postazione di lavoro che andava a rappresentare simbolicamente l’ufficio che si era dovuto lasciare. Gli strumenti si limitavano a un grosso raccoglitore federale che spiegava in dettaglio le metodologie. Ma non era l'assenza di mezzi tecnologici a pesare di più: era la vergogna di aver perso il lavoro. La gente non ne parlava, capitava perfino che qualcuno venisse ogni giorno allo studio facendo credere di recarsi in ufficio”. Con aria divertita, ha poi aperto una parentesi sul suo primo telefono cellulare: un Natel C, che pesava appena... 7 chili! Tra il pubblico, qualche sorriso: quello nostalgico di alcuni veterani, con l'aria di aver trascinato anche loro la “valigia” per trasportarlo, e quello divertito delle nuove generazioni, per cui tutto questo doveva apparire fantascienza.

Una tendenza all’indipendenza

Che dire della situazione attuale? Stéphane Gigon ha esordito con un’osservazione rassicurante: “Le persone non vanno fiere di aver perso il lavoro, ma quel sentimento di vergogna si è attenuato. L’ufficio di outplacement continua a svolgere un ruolo di primo piano: rappresenta infatti uno spazio di empatia e di riflessione attorno a un nucleo che diventa ben presto una sorta di nuova famiglia. Il cambiamento più marcato è dato dal fatto che questo tipo di procedure non coinvolge più soltanto i dirigenti, ma anche gli impiegati e gli operai manuali, senza dimenticare l’importanza sempre maggiore di un network, nella ricerca di un impiego: oggi, il 58% di persone ritrova un posto di lavoro grazie a questo mezzo”.

Tra i vari fenomeni osservati, il Direttore generale di Humanys Solutions ha posto l'accento sulla tendenza all’indipendenza. “Nel 2017, il 6% delle persone che abbiamo accompagnato ha scelto questa strada, per risollevarsi professionalmente. Nel 2018, questa percentuale è raddoppiata”, ha precisato colui che vede nelle procedure di outplacement una vera “iniezione” di motivazione, e che ha mosso i primi passi nel dipartimento di risorse umane di una società attiva nell’industria tecnica.

Una perorazione a favore delle soft skills

E Nicolas Nervi come vede, lui, le pratiche di domani? “Stiamo vivendo un autentico cambiamento di paradigma. Questo riguarda sia la nozione di stabilità, un tempo tenuta in alta considerazione, ma messa oggi da parte a favore dello spirito imprenditoriale, sia il modo di valorizzare le proprie competenze. Prima, si tendeva a dire ciò che si sapeva fare, soprattutto attraverso un CV; oggi, invece, occorre mostrarlo, destreggiandosi tra tutta una gamma di strumenti digitali”, spiega il Direttore marketing di Interiman Group, che ha rivestito per molti anni funzioni simili presso PME e altre società internazionali.

Verso la fine della conferenza, subito prima dello spazio dedicato alle domande-risposte, Nicolas Nervi si è lanciato in una perorazione a favore delle soft skills. Cosa intende lui, con questo termine? Sviluppare, con l’aiuto dei consulenti di Humanys Solutions, una certa abilità nel parlare della propria persona. Si tratta, in altri termini, di ricorrere al self marketing per aumentare le probabilità di ritrovare un impiego nel settore prescelto. “È sufficiente pubblicare e condividere un contenuto dal forte valore aggiunto, e investire affinché il messaggio giunga a destinazione. Se si segue per qualche mese questa disciplina, si attirerà a colpo sicuro l'attenzione di persone chiave del proprio settore. E saranno proprio loro a cercarvi”, ha aggiunto. Tra il pubblico, una domanda è sorta spontanea: “Così non si finiscono per svalutare le competenze?” La risposta di Nicolas Nervi: “Proporre un contenuto efficace la dice lunga sulla mentalità di una persona. Rappresenta peraltro il modo migliore di acquisire, a forza di letture, nuove competenze, perfezionandosi”.

#Arobase